Bolognina

Descrizione

La Bolognina è un quartiere periferico di Bologna situato oltre la stazione centrale, al di là del ponte di via Matteotti. Storica periferia a ridosso del centro, negli anni è passata dall’essere quartiere operaio per eccellenza a carosello multietnico a prima area ricettiva per turismo di lusso.
In Piazza dell’Unità si combattè nel novembre del 1944 una battaglia tra partigiani e nazi-fascisti. Alle celebrazioni per l’anniversario della battaglia della Bolognina 1989, il segretario del Partito Comunista Achille Occhetto, pronunciò il celebre discorso che diede il via alla “svolta della Bolognina”.
Alla fine degli anni Ottanta, una banda criminale conosciuta come Banda Bechis o Banda della Bolognina, imperversò tra l’Emilia-Romagna e la Toscana.
Dal 2002 fino al 2019 l’ex-mercato ortofrutticolo di via Fioravanti è stato sede di un importante centro sociale di Bologna, Xm24. Nel 2007 è stato aperto al pubblico il Museo della memoria di Ustica che accoglie al suo interno i resti del DC-9 Itavia sul quale morirono 81 persone.

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Cenni storici

Il quartiere Bolognina vede la luce nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, quando le attività dell’industria meccanica e ferroviaria si trasferiscono fuori le mura, alle spalle della stazione. Operai e ferrovieri sono i primi abitanti che si trasferiscono nel quartiere, all’ombra di grandi officine meccaniche quali Minganti Casaralta. Tra il quartiere e la ferrovia si instaura un legame che, pur trasformatosi nel corso dei decenni, non s’interromperà mai.
Nel corso della Seconda guerra mondiale la Bolognina diventa covo di gappisti e partigiani che si adoperano contro le forze nazifasciste. La mattina del 15 novembre 1944 una colonna di soldati nazifascisti, supportati da circa quindici carri armati, accerchia Piazza dell’Unità per operare un rastrellamento. Proprio in uno degli edifici antistanti la piazza si nascondono diciassette partigiani. Tra le brigate nere e i pochi gappisti ha luogo uno scontro che passerà alla storia come la battaglia della Bolognina.
Sempre in Bolognina, alla presenza dei reduci delle battaglie di Porta Lame e della Bolognina, nel 1989, il segretario del PCI Achille Occhetto avvia la celebre “svolta” che porterà alla fine del Partito Comunista.
Gli anni passano, il quartiere accoglie in sé flussi di persone provenienti da luoghi diversi: nel Dopoguerra arrivano lavoratori dal Meridione; in anni più recenti arrivano dalla Cina, dall’Estremo Oriente e dall’Africa. Bolognina acquisisce quell’impronta multietnica che la caratterizza. All’interno di questo carosello di popoli si è mosso con le sue attività Xm24, centro di aggregazione e integrazione tra le diverse anime del quartiere. Il centro sociale è stato in attività dal 2002 al 2019, anno dello sgombero. Lo sfratto di Xm24 rientra nei piani urbanistici messi in moto da un’altra grande rivoluzione arrivata con la ferrovia: l’alta velocità. Con essa è iniziato un processo di conversione turistica che ha portato a nuove costruzioni. Il quartiere si trasforma ma perde parte della sua anima meticcia.

Focus narrativi

Sono le sette del mattino del 15 novembre 1944. Un piccolo nucleo di diciassette uomini, facenti parte della 7° brigata GAP Gianni Garibaldi, si trova nascosto in un appartamento dentro uno stabile di via Tibaldi, affacciato su Piazza dell’Unità, sono alcuni dei superstiti della battaglia di Porta Lame, di una settimana prima. Il gruppo è comandato dal partigiano Ardilio Fiorini “Primo” ed è in attesa di nuovi ordini dal comando di brigata verso il quale sono diretti due partigiani, Roberto Zucchini “Ambro” e Dante Guadarelli “Rino”, appena usciti dalla base. Improvvisamente la piazza viene accerchiata da un nutrito gruppo di soldati nazifascisti supportati da una quindicina di mezzi tra carri armati e autoblindo. I partigiani non sanno se la base è compromessa o se si tratta di un semplice rastrellamento, uno di loro, Mario Venturi “Sergio” viene mandato giù a controllare ma viene fatto prigioniero per essere fucilato il giorno seguente. Impensabile attaccare la nutrita colonna, bisogna attendere e preparare la fuga attraverso gli edifici vicini, verso i ruderi del mercato ortofrutticolo di via Fioravanti, oltre il quale è facile disperdersi nella boscaglia. La porta dell’appartamento viene sprangata, alcuni uomini si piazzano alle finestre.
Le brigate nere entrano nello stabile verso mezzogiorno e perquisiscono gli appartamenti, arrivati al covo, tentano di sfondare la porta ma vengono abbattuti dalle raffiche partigiane. Ha inizio lo scontro anche dalle finestre, l’edificio viene attaccato dalle mitraglie pesanti e dai proiettili dei carri armati. Dopo una-due ore di combattimento serrato cadono sei partigiani. Tra i feriti alcuni tentano anche di togliersi la vita per non cadere tra le mani dei fascisti, ma gli altri superstiti riescono a metterli in salvo. Cinque dei sei feriti verranno catturati un mese dopo nell’infermeria partigiana nell’odierna via Costa. Lo scontro verrà ricordato per la sproporzione numerica e di mezzi tra le brigate nere e l’esigua banda partigiana. Per le testimonianze dei superstiti si veda in bibliografia.

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È il 12 novembre 1989, il PCI è il più grande partito comunista dell’Occidente. Il suo segretario, Achille Occhetto, successore di Alessandro Natta ed Enrico Berlinguer, raggiunge una sala comunale in via Tibaldi dove si sono raccolti alcuni reduci partigiani per celebrare l’anniversario della battaglia di porta Lame (di pochi giorni precedente a quella della Bolognina). Occhetto è appena tornato da Bruxelles dove si trovava per un incontro con il leader laburista inglese Kinnock e da dove ha assistito alla caduta del Muro di Berlino. Il suo discorso in via Tibaldi, che doveva essere solo di rappresentanza, durò solo sette minuti ma aprì uno scenario nuovo nel quale era necessario «non continuare su vecchie strade ma inventarne di nuove per unificare le forze di progresso». Erano presenti solo due cronisti, uno de l’Unità, l’altro dell’Ansa, entrambi però colsero la gravità del discorso pronunciato da Occhetto. Uno dei due chiese se lasciassero presagire un cambiamento del nome del partito, Occhetto risposte: «Lasciano presagire tutto.»
Il discorso di Occhetto, che passerà alla Storia come “svolta” della Bolognina, era figlio di un lungo dibattito sul nome e sul destino del Partito Comunista Italiano, alla luce delle trasformazioni che attraversavano il Comunismo e della profonda crisi nella quale versava l’Unione Sovietica, al tempo guidata da Michail Gorbačëv.
Dopo la svolta, il 20 novembre si riunì il Comitato Centrale del Partito in via delle Botteghe Oscure nel quale inizia il dibattito sulla “Cosa”, sulla formazione che dovrà prendere il posto del PCI. Il Comitato Centrale voterà a favore della mozione di Occhetto, saranno poi il XIX e il XX congresso del PCI ad approvare la mozione trasformando il Partito Comunista nel Partito Democratico della Sinistra.

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La Bolognina è forse il quartiere più “meticcio” di Bologna, la sua storia multietnica nel corso degli ultimi anni è stata spesso raccontata dalla carta stampata come fonte di criticità e degrado, spesso la cronaca racconta di fatti violenti, vicende di droga e sgomberi come quello dello stabile ex-Telecom e del centro sociale Xm24 [vedi scheda dedicata]. Questa narrazione, fondata pur fondata su fatti di cronaca reali, va contestualizzata nel nuovo corso che la giunta comunale ha cercato di dare al quartiere, trasformato dall’arrivo dell’alta velocità in un’area dalla forte attrattività per i visitatori, che qui possono trovare strutture ricettive di alto livello.

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Un luogo dal forte impatto emotivo è il Museo della memoria di Ustica. Inaugurato nel 2007 accoglie al suo interno i resti dell’aereo Douglas DC-9 sul quale si effettuava il volo IH 870 della compagnia Itavia.
L’aereo, partito da Bologna il 27 giugno 1980 (poco più di un mese dopo avverrà la strage della stazione di Bologna) con destinazione Palermo, è precipitato in mare alle 20:59 UTC+2 tra le isole di Ponza e Ustica. Al disastro, nel quale persero la vita 81 persone tra equipaggio e passeggeri, hanno fatto seguito anni di ricerche e ricostruzioni nel tentativo di appurare una verità che, ancora oggi, non è venuta alla luce anche a causa di depistaggi operati a vario titolo da forze militari interne e esterne (per una trattazione più estesa dei fatti e della tormentata vicenda giudiziaria si rimanda alla voce Wikipedia sulla strage di Ustica).
Visitare il museo comporta un tuffo al cuore, il profondissimo silenzio, sul quale troneggia la carcassa in pezzi del DC-9, è rotto da sussurri e frasi provenienti dagli ottantuno specchi scuri illuminati che corrono per le pareti. Attorno al relitto, alcune casse contengono, nascosti alla vista dei visitatori, gli oggetti personali dei passeggeri, recuperati sul luogo dell’impatto. L’installazione degli specchi e delle luci è opera dell’artista Christian Boltanski, lo stesso artista ha voluto una raccolta fotografica degli oggetti contenuti nelle casse.

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Nel 1987, praticamente in contemporanea con la ben nota banda della Uno bianca, ha inizio l’attività criminale della Banda Bechis, altrimenti nota come Banda della Bolognina. La banda criminale gravita attorno alla figura carismatica di Damiano Bechis, paracadutista nei Carabinieri con esperienza nelle missioni ITALCON in Libia e in Aspromonte contro la ‘ndrangheta. Bechis e il collega Mauro Cauli, anch’egli membro della banda, furono sospesi e poi radiati dall’Arma perché accusati della morte accidentale di un’anziana donna nella missione in Aspromonte, e poi perché sorpresi ad addestrarsi con armi e munizioni sottratte al battaglione di paracadutisti “Tuscania” nel quale avevano prestato servizio. Bechis costituì la banda reclutando i suoi uomini tra tossicodipendenti e piccoli criminali che frequentavano i bar della Bolognina, quartiere nel quale lui stesso era cresciuto in quanto figlio di un ferroviere. La banda iniziò a operare furti e rapine tra l’Emilia-Romagna e la Toscana, finendo anche nelle indagini per le violenze che vennero successivamente imputate a un’altra banda criminale, stavolta composta da poliziotti in servizio, la Uno bianca. Interessi criminali diversi si sovrappongono, basti pensare al fatto che Bechis entra in contatto con le famiglie criminali del Pilastro proprio nel periodo nel quale aveva luogo la Strage del Pilastro, operata dalla Uno bianca il 4 gennaio 1991.
Damiano Bechis muore nella notte tra il 6 e il 7 maggio 1991 a seguito di uno scontro a fuoco avvenuto a Modena contro la Polizia, la sua banda verrà interamente sgominata l’anno seguente.

Spunti videoludici

La Bolognina è di certo un luogo mutevole ma al contempo fedele a se stesso, da luogo industriale e operaio si è trasformata in periferia multietnica che lotta per non lasciar andare il proprio passato operaio, partigiano, anarchico, criminale, in ossequio ad una nuova vocazione turistica. La Bolognina è stata teatro di un’aspra battaglia della Resistenza, della clamorosa “svolta” che ha cambiato il corso della vita politica del Paese, ancora è stata luogo criminale all’epoca in cui l’Emilia-Romagna era attraversata dalle bande criminali e dalla violenza di estrema destra. La Bolognina, ancora, è divenuta luogo della memoria di uno dei fatti più tragici e oscuri della storia italiana. Tutto questo un’opera videoludica può raccontarlo fissando il proprio punto di vista su questo quartiere, cresciuto all’ombra della ferrovia, oppure può raccontarne una parte, che sia quella “rossa” della battaglia e della svolta, quella “nera” della Banda della Bolognina, quella tragica della memoria di Ustica o quella “multicolore” dei suoi abitanti.

[Bibliografia]

– Meluschi A. (a cura di), Epopea partigiana, Bologna, A.N.P.I. Emilia-Romagna, 1947, versione online, pp. 38-44;
– Valenti  C.(a cura di), Ustica e le arti: percorsi tra impegno, creatività e memoria, Corazzano (Pisa), Titivillus Edizioni, 2007.

[Sitografia]

Urban Sherpa
Repubblica, Trent’anni fa la svolta della Bolognina: così la sinistra cominciò a trasformarsi
Il Post
Treccani Magazine
Il Fatto Quotidiano
Biblioteca Sala Borsa
Resistenza Mappe
Repubblica, Carabinieri e agenti divisi sulla Uno bianca

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