Biblioteca Malatestiana

Descrizione

La Biblioteca Malatestiana di Cesena ha un’importanza storica fondamentale in quanto è l’unica biblioteca al mondo di tipo umanistico-monastica ad aver mantenuto intatte struttura, arredo e dotazione libraria dalla sua apertura fino ai giorni nostri; la Malatestiana detiene anche un altro primato: è la prima biblioteca civica d’Italia, di proprietà quindi del comune di Cesena, e fruibile da tutti i cittadini fin dalla sua fondazione.

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Cenni storici

Nel 1447 iniziarono i lavori per la costruzione della biblioteca ricavata nell’ala est del convento di San Francesco, in un ambiente precedentemente adibito a dormitorio; cinque anni dopo nel 1452 i lavori erano già terminati e nel 1454, il 15 agosto, venne aperta al pubblico.
Progettata da Matteo Nuti, discepolo di Leon Battista Alberti, prende il nome dal suo fondatore Domenico Malatesta, detto Malatesta Novello, signore di Cesena, che, su richiesta dei frati francescani, bisognosi di un ampliamento della loro biblioteca, impegnò ingenti somme per costruirla e per dotarla di manoscritti preziosi chiamò alla sua corte oltre venti copisti.
La biblioteca, di proprietà del Comune, venne perciò affidata in custodia ai Francescani; ogni muta di magistrati che entrava in carica bimestralmente alla guida del comune di Cesena doveva verificare l’integrità della raccolta. L’intuizione di Novello di aver fiducia nel potere dell’istituzione comunale e la doppia responsabilità sulla biblioteca furono scelte lungimiranti che, nonostante la scomparsa della dinastia malatestiana a Cesena, hanno permesso di conservare fino ai giorni nostri in perfetto stato la Malatestiana e i codici in essa conservati.
L’accesso alla biblioteca avviene attraverso uno splendido portale in pietra sormontato da un timpano con uno dei simboli dei Malatesta: l’elefante indiano, legato alla leggenda che voleva Scipione l’Africano progenitore della famiglia; il cartiglio con la scritta “elephas indus culices non timet” (“l’elefante indiano non teme le zanzare”) è una presa in giro verso i nemici Da Polenta, signori di Ravenna, zona a quel tempo infestata da zanzare. L’aula è a pianta basilicale divisa in tre navate da due file di colonne bianche in pietra con capitelli recanti gli stemmi dei Malatesta; la luce che entra dalle 44 finestre si distribuisce in modo uniforme su tutti i banchi e permette un’ottima illuminazione dei plutei, i banchi che custodiscono i codici.
Nei 58 plutei (29 per parte) che arredano le due navate laterali (quella centrale funge da corridoio) si conservano, assicurati ad una catenella, 343 manoscritti: sono scritti in latino, greco ed ebraico e si datano dal IX al XV secolo; sono presenti opere di teologia, filosofia, scienze, medicina, diritto civile e diritto canonico, numerose opere dei classici latini e greci e dei padri della chiesa.
I manoscritti possono essere divisi in tre gruppi: il fondo conventuale che apparteneva già al convento dei frati francescani prima dell’apertura della biblioteca; un altro gruppo di codici, appartenuto al medico di Novello Malatesta, e donato per testamento alla biblioteca, tratta di medicina e di scienza; infine c’è il gruppo più importante costituito da 126 codici commissionati da Malatesta stesso e che recano nella prima pagina lo stemma malatestiano affiancato dalle iniziale del signore di Cesena.
Malatesta Novello volle legare indissolubilmente il suo nome alla biblioteca che ha fondato: troviamo più volte il suo nome inciso su epigrafi sul pavimento; gli stemmi malatestiani dello steccato, delle tre teste e delle bande a scacchi sono poi intagliati nei plutei e nei capitelli; i colori stessi (il bianco delle colonne, il rosso del pavimento in cotto e il verde dell’intonaco) rimandano ai colori degli stemmi malatestiani.
La vita della biblioteca è proseguita, come detto, quasi ininterrottamente fino ai giorni nostri: solo durante il periodo napoleonico, tra il 1797 e il 1814, quando venne trasformata in caserma, ha corso il grande rischio di perdere tutti i suoi codici e i manoscritti.
Nei tempi recenti non è stata nemmeno dotata di riscaldamento né di illuminazione artificiale per conservarla totalmente nella sua forma originaria.
La straordinaria conservazione della sala e dei codici in essa custoditi ha fatto sì che l’Unesco nel 2005 inserisse la Biblioteca Malatestiana nel “Registro della Memoria del Mondo”.

Focus narrativi

Novello Malatesta assieme al fratello di un anno più grande Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, si divisero un dominio territoriale che comprendeva la Romagna e gran parte della Marche; divenuto signore di Cesena nel 1429 all’età di undici anni alla morte dello zio Carlo, sposò per contratto a sedici anni Violante da Montefeltro, che all’epoca aveva solo quattro anni, e il matrimonio avrebbe dovuto essere un anello di congiunzione tra due famiglie tradizionalmente rivali e portare la pace.
Oltre alla Biblioteca Malatestiana, si prodigò per la costruzione, il rafforzamento o l’ampliamento di diverse strutture, civili e religiose, a Cesena: chiese, conventi, ponti, tunnel, canali, mura, ospedali…
Diversamente dal fratello Sigismondo che fece costruire a Rimini, da Leon Battista Alberti come luogo per la sua sepoltura, il Tempio Malatestiano, Novello si fece seppellire all’esterno della chiesa di San Francesco, nel cui convento si trova la Malatestiana. Per molti anni si è ritenuto che i resti di Malatesta Novello fossero stati poi inumati all’interno della biblioteca dopo che, all’inizio dell’800, la chiesa di San Francesco venne distrutta; recenti studi al radiocarbonio hanno però dimostrato che non si tratta dei resti del signore di Cesena il cui luogo di sepoltura resta ancora sconosciuto ma molto probabilmente localizzato nelle vicinanze della biblioteca.

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Violante da Montefeltro, moglie di Novello Malatesta, nacque nel 1430 ad Urbino dove trascorse la sua infanzia costellata di tragici avvenimenti: rimasta orfana ancora bambina, nel 1444 assistette all’assassinio dell’amato fratello Oddantonio durante il quale si narra che fece voto di perpetua castità (effettivamente Novello e Violante non ebbero figli); due anni dopo fu forzatamente e definitivamente allontanata dalla casa paterna dal fratellastro, il duca Federico da Montefeltro, divenuto signore di Urbino, col quale avrà in seguito sempre forti conflittualità. Giunta a Roma presso lo zio il cardinale Prospero Colonna, passò un anno a stretto contatto col fervente mondo degli umanisti che gravitavano attorno alla corte del potente zio. A diciassette anni si trasferì a Cesena come moglie di Novello e signora della città dove riuscì a conquistare l’affetto dei cesenati dedicandosi all’aiuto del prossimo come nella costruzione dell’Ospedale del Crocifisso e del convento dei frati dell’Osservanza.
Secondo le fonti inoltre, in gran parte a Violante, si deve la conversione del marito Novello da condottiero a umanista.
Rimasta vedova all’età di trentacinque anni passò gli ultimi ventisette anni della sua vita a Ferrara all’interno del convento delle clarisse osservanti del Corpus Domini dove fu monaca e poi badessa.

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Prima della diffusione della stampa qualsiasi testo o documento, opera letteraria o scientifica si diffondeva in Europa o si trasmetteva da una parte all’altra del continente grazie all’opera di figure che per mestiere ricopiavano testi e manoscritti. Col tramonto dell’impero d’Occidente, la copiatura dei testi fu soggetta ad un progressivo declino mentre andò sviluppandosi sempre più all’interno dei monasteri per continuare la trasmissione del sapere.
Nacquero così i monaci amanuensi destinati alla copiatura dei manoscritti, e dispensati anche da alcune ore canoniche di preghiera, che passavano molte ore della giornata svolgendo le loro mansioni negli “scriptoria” posti spesso vicino alle biblioteche; grazie all’attività di questi monaci, che trascrissero migliaia di testi antichi, è stato possibile conservare e preservare per i secoli documenti e opere che altrimenti si sarebbero perduti per sempre.
Gli amanuensi che lavorarono alla Malatestiana non furono solo religiosi ma anche laici provenienti da diverse zone di Italia e anche dall’estero; di alcuni si è anche conservato il nome: Jacopo da Pergola, Jean d’Epinal, Frate Francesco da Figline, Andrea Catrinello, Matthias Kuller…

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Forse non meritano l’attenzione e lo studio dei manoscritti contenuti nella biblioteca ma anche le pareti e i plutei della malatestiana possono essere “letti” con un certo interesse: in oltre cinque secoli e mezzo sono infatti tanti quelli che hanno lasciato un segno incidendo date, nomi, numeri e ci possono così donare una particolare testimonianza sui visitatori e sugli studiosi passati tra questi banchi.
Così, tra i numerosi graffiti, si va dal più antico, quello di un certo Francolino da Padova del 1467, fino ai giorni nostri con un numero di cellulare; sulla parete di sinistra si leggono anche i nomi di Malatesta Novello e di Violante ma è più probabile che sia l’omaggio di qualche visitatore che le firme originali dei signori di Cesena.
Particolarmente degna di nota è la firma che si legge sul davanzale di una delle finestre della navata di destra: “Lucrezia B.”. La sicurezza che si tratti di Lucrezia Borgia, figlia di Papa Alessandro VII e sorella del Valentino, non c’è anche se si sa che la futura duchessa di Ferrara risiedette a Cesena nel 1502 provenendo da Rimini; sembra inoltre esserci una forte similitudine tra la calligrafia dell’incisione e quella delle lettere autografe di Lucrezia Borgia.

Spunti videoludici

La biblioteca per antonomasia. La Malatestiana si contraddistingue, nell’ottica videoludica, per essere una location particolarmente circoscrivibile. È una biblioteca storica che racchiude in se stessa diverse vocazioni: quella contemporanea, legata alla diffusione della cultura e al libero accesso alle fonti, intento al quale la Malatestiana fu votata fin dalle origini, e quella più tradizionale, “medievale”, legata alla conservazione della cultura, tramite le figure degli amanuensi. In questo la Maletestiana può essere considerata una “biblioteca totale”, la location ideale per un videogioco che abbia come core narrativo il libro e la scrittura: il patrimonio della biblioteca, che ricopre secoli di cultura e di storia, potrebbe essere il centro di un videogioco esplorativo che abbia l’obiettivo di ricostruire una vicenda attraverso fonti interrelate consultabili in un luogo circoscritto.

Alternativamente, invece che svilupparsi nella prospettiva dei volumi contenuti nella biblioteca, il videogioco potrebbe seguire le vicende dei lettori che si sono succeduti nel corso dei secoli e che hanno lasciato segno del loro passaggio su pareti e mobilio della Malatestiana: così il giocatore potrebbe trovarsi a interpretare, a ritroso, inizialmente lettori contemporanei e, via via, personaggi di epoche precedenti fino a personalità storiche come Lucrezia Borgia o Violante da Montefeltro moglie di Novello Malatesta, fondatore della biblioteca omonima.
La messa in scena di diversi tipi storici di lettori /scrittori potrebbe essere l’occasione anche per rappresentare il diverso valore storico della lettura/scrittura: studio scolastico, accessibilità alla cultura, emancipazione, atto politico, scontro politico, unicità della fonte vs replicabilità, necessità della conservazione e riscrittura, … Giocare a interpretare diversi lettori per avere esperienza diretta di cosa la lettura rappresenta ora e ha rappresentato nei secoli passati.

[Bibliografia]

– L. Baldacchini, G. Corti, La Biblioteca Malatestiana di Cesena, Roma, Editalia, 1992.
– E. Bottasso, Storia della biblioteca in Italia, Milano, Editrice Bibliografica, 1984.
– G. Conti, F. Pollini, D. Savoia (a cura di), La Biblioteca Malatestiana, Milano, Fabbri, 2005.
– P. Errani, M. Palma, Graffiti malatestiani: storie di donne, uomini, muri e banchi (secoli XV-XXI), Roma, Viella, 2018.
– P. Turroni, La Biblioteca Malatestiana di Cesena: memoria del mondo, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2013.
– M. Zattini (a cura di), La Biblioteca Malatestiana: storie e segreti, Cesena, Il vicolo, 2018.

[Sitografia]

Comune di Cesena
Biblioteche storiche di Cesena
Una biblioteca un libro – video

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