Descrizione
Bertinoro è un borgo di origine medievale che sorge sulla cima del monte Cesubeo, da cui domina la pianura sottostante. Il borgo, circondato da ettari di vigneti, è noto per la rinomata produzione vinicola. La tradizionale e proverbiale ospitalità del luogo, sin dai tempi antichi, le è valso l’appellativo di “Città dell’Ospitalità”.
Location
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Focus narrativi
Bertinoro possiede ben
tre soprannomi. Il primo è “
Il Balcone di Romagna”: dalla cima del Cesubeo e in particolare dalla terrazza della piazza principale del borgo, Piazza della Libertà, si può infatti godere di un'incantevole vista sulla pianura sottostante, sul forlivese fino alla costa adriatica. Non è difficile immaginare il motivo di tale soprannome.
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L'altro nome del borgo è “
Città del Vino”, per via della sua lunga tradizione vinicola. Immersa tra pendii coltivati a vigne, Bertinoro è sede della produzione di alcuni tra i migliori vini dell'Italia settentrionale. Legata alla bevanda è anche la
leggenda popolare che spiega l'
origine del nome del borgo: si narra infatti che Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio, assaggiando un vino locale in una coppa di terracotta disse: “Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro”, da cui Bertinoro.
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Il terzo soprannome è “
Città dell'Ospitalità” e in effetti Bertinoro fu da sempre tappa accogliente per coloro che si mettevano in viaggio. L'etimologia del nome del borgo viene infatti da Castrum Brittinori, ovvero l'accampamento presso il quale i pellegrini provenienti dalle isole britanniche si rifocillavano lungo la via per Roma. La tradizionale ospitalità bertinorese è dunque già presente nel nome. Legato all'accoglienza è anche il simbolo di Bertinoro per eccellenza: la
Colonna delle Anella, conosciuta anche come Colonna dell'Ospitalità, che si erge ancora nella Piazza della Libertà. Costruita per volontà di alcuni potenti del luogo nel XIII secolo, per porre fine ai continui dissidi tra famiglie nobili locali, la Colonna presenta dodici anelli, ad ognuno dei quali corrispondeva una famiglia: quando un pellegrino giungeva in città e legava il suo bastone o la sua cavalcatura ad uno degli anelli, veniva ospitato dalla famiglia da esso rappresentata. Ancora oggi, la prima domenica di settembre si ripropone il Rito dell'Ospitalità: tante buste appese ai dodici anelli contengono il nome di una famiglia o un ente di Bertinoro che in quel giorno è disponibile ad ospitare per pranzo colui che sceglierà la sua busta.
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Il monte di Bertinoro ha un gemello, chiamato
Monte Maggio o, in romagnolo, Mònt di Capuzèn, per via di un convento di cappuccini che un tempo si ergeva in quel luogo. Nell'Alto Medioevo, entrambi i colli erano fortificati. I due insediamenti furono in rivalità per alcuni anni, finché all'inizio del XI secolo, il conte di Bertinoro e l'arcivescovo di Ravenna si accordarono per smantellare Monte Maggio, trasferendo i suoi abitanti verso Castrum Cesebeum, che da allora prese il nome di Castrum Bertinori. Monte Maggio rimase disabitato fino alla peste del 1600, quando i frati cappuccini fondarono un monastero per sfuggire all'epidemia. Danneggiato dal tempo e dai bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale, l'edificio è ora un ristorante.
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A Bertinoro è presente una
rocca medievale, edificata a partire dal X secolo nella parte più alta del Cesebeo. Originariamente un semplice mastio, la Rocca venne ampliata durante le lotte tra i Comuni e il Barbarossa, per volere della contessa di Bertinoro Aldrauda Frangipane. Tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, la Rocca fu dominata dai ghibellini Ordelaffi, che accolsero nella fortezza Dante Alighieri nei primi anni del suo esilio. Alla caduta dei Borgia, la Rocca perse valore militare e divenne sede vescovile. Danneggiata dall'incuria e dai bombardamenti anglo-americani, la rocca venne ricostruita quasi completamente e ospita ora il
Museo Interreligioso di Bertinoro.
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Bertinoro ospitò un'importante
comunità ebraica, di cui rimane ancora il ghetto, che si distingue dal resto del borgo per le sue architetture orientaleggianti. Da questa comunità provenne Obadaiah Yare ben Abraham, detto Obadaiah di Bertinoro, Bartenura o “Il Gran Bertinoro” (1455-1516), famoso rabbino e personalità di spicco nel mondo ebraico del suo tempo. Bartenura partì nel 1486 dal suo paese natale per visitare le principali comunità ebraiche italiane, proseguendo poi in Egitto e infine in Terra Santa, stabilendosi a Gerusalemme, dove morì non prima di aver apportato importantissimi contributi politici e culturali alla comunità ebraica. Bartenura riposa ora sul Monte degli Ulivi.
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I bertinoresi sono molto devoti alla
Madonna del Lago, patrona alla quale è dedicato un santuario poco distante dal borgo. Il santuario è legato ad un'icona mariana lignea che secondo la tradizione venne tratta in salvo nel VIII durante la furia iconoclasta. Traslata all'abbazia di Santa Maria d'Urano a Bertinoro, secondo la
leggenda l'icona scomparve più volte per ricomparire sempre vicino ad un lago, dove poi fu costruito il santuario.