Berceto

Descrizione

Berceto è un borgo di origine romana, sviluppatosi in epoca longobarda a partire dal VIII secolo. Situato lungo la via Francigena, tra la Val Taro e la Val Baganza, sull’Appennino Parmense, il borgo fu importante snodo di comunicazione commerciale sin dal medioevo. Berceto è anche ambientazione di una leggenda relativa alle reliquie di San Remigio.

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Cenni storici

Come testimoniato da numerosi resti architettonici, Berceto venne fondata in epoca romana. Tuttavia l’odierno centro abitato venne eretto a partire dal VIII secolo, quando il re Longobardo Liutprando ordinò la costruzione di un monastero nella valle, intorno al quale si sviluppò il borgo. Nel 879, Berceto passò sotto il controllo del Vescovo di Parma, mentre nel corso del XII secolo divenne proprietà del Comune di Parma. Tra il 1308 e il 1666 fu parte del feudo della nobile famiglia parmense dei Rossi. Dopo alcuni passaggi di proprietà, Berceto fu assegnato ai conti Smeraldi, che detennero la proprietà fino all’abolizione napoleonica dei diritti feudali (1805).

Focus narrativi

La fondazione di Berceto è legata ad una nota leggenda. Si narra che nel 718 il vescovo di Rennes, Moderanno, si trovasse in pellegrinaggio verso Roma, trasportando alcune reliquie di San Remigio acquistate a Reims. Durante il viaggio, il vescovo si fermò nei pressi del passo della Cisa per rifocillarsi; qui appese le reliquie ad una pianta. Moderanno riprese il proprio cammino e solo troppo tardi si accorse di aver dimenticato le reliquie. Tornato sui suoi passi, il vescovo ritrovò l’albero dove si era riposato ma non riuscì più a raggiungere il ramo dove aveva posto i sacri resti, perché la pianta era miracolosamente cresciuta in altezza. L’albero tornò alle sue dimensioni consuete solo dopo che Moderanno promise di lasciare le reliquie a Berceto. L’anno successivo, re Liutprando diede ordine di fondare un monastero nei pressi del luogo del miracolo, nominandone Moderanno priore. Egli abbandonò Rennes per trasferirsi nel parmense. Oggi, lo sbadato vescovo è anche Santo Patrono del borgo.

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Data la sua posizione, Berceto fu per secoli tappa imprescindibile della Via Francigena, l’antico tracciato di pellegrinaggio che dall’Europa Nord-Occidentale conduceva a Roma. Il borgo era, per i pellegrini, l’ultimo luogo accogliente prima dell’impegnativo cammino attraverso il passo della Cisa, in direzione delle coste tirreniche.

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L’attuale Duomo di Berceto, o Duomo di San Moderanno, è l’ultima versione architettonica della chiesa del monastero fondato da Liutprando nel 719. Il complesso venne edificato al di sopra di una piccola chiesa dedicata a Sant’Abbondio e venne chiuso nel 1007. Mentre dell’abbazia non resta più nulla, la chiesa venne elevata e pieve dal vescovo di Parma. Riedificata in stile romanico nel XII secolo, l’edificio subì numerosi interventi di abbellimento e ristrutturazione tra il 1480 e i 1502, per volere di Bertrando Maria Rossi. Tuttavia, a causa di cedimenti strutturali, nel 1845 venne ripristinata l’originale facciata romanica. Uno degli elementi più interessanti del Duomo, è la lunetta scolpita del portale d’ingresso, rappresentante un crocifisso vivo, dagli occhi aperti e trionfante sulla morte. Ai piedi della croce vi è inoltre un fanciullo che raccoglie in un vaso il sangue sgorgante dal costato del Cristo.

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Nel 1971, durante alcuni lavori di consolidamento strutturale, venne rinvenuta la presenza di una tomba al di sotto del presbiterio. Il luogo di sepoltura, completamente privo di diciture o indicazioni, ospitava probabilmente le spoglie di un monaco. Insieme ai resti umani, all’interno della tomba venne rinvenuto anche un pregiato calice in vetro, perfettamente integro. Di fattura elegante, dal vetro sottile e iridescente, il calice venne composto saldando insieme il piede, il gambo e la coppa grazie a gocce di vetro. Sebbene numerose prove collochino il calice nel XV secolo, alcuni studiosi spingono la datazione indietro fino al XI secolo.

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La famiglia Rossi ottenne il feudo di Berceto nel 1331, da Giovanni I di Boemia. Sotto questa famiglia, che dimorò nel castello del paese, il borgo crebbe e visse un periodo di splendore. Nel corso del XV secolo, per volontà del condottiero Pier Maria Rossi e del figlio Bertrando, vennero compiuti lavori di ristrutturazione del Castello e del Duomo di Berceto. I Rossi ressero il feudo ininterrottamente fino al 1666, quando, accusati di ribellione e a causa di un pesante indebitamento, furono costretti a cedere i feudi appenninici al ducato di Parma.

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A Berceto sono presenti le rovine di un antico castello medievale, che fu dimora della famiglia Rossi. I resti della fortezza sorgono su una rupe che si erge nel centro storico del Borgo. Il castello venne edificato per volontà del Comune di Parma a partire dal 1221, sebbene esistano numerose prove che dimostrino l’esistenza di una precedente fortificazione longobarda in questa posizione. Nel 1441, la rocca venne ceduta ai Rossi, che la trasformarono in una dimora lussuosa. Abbandonata, diroccata e sepolta, l’area del Castello venne riportata alla luce a seguito di alcuni scavi nel 2004. Ora è possibile visitare le rovine e le principali strutture murarie, che dimostrano la grandezza e la complessità dell’antica fortezza.

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Corchia è una frazione di Berceto che ha conservato uno straordinario nucleo abitativo medievale, con case in pietra loggiate e vicoli stretti e lastricati. Il piccolo borgo fece fortuna dapprima come rifugio per i pellegrini e successivamente come insediamento minerario di ferro, zinco e rame. Aperte nel 1865, le miniere erano collegate al paese con una teleferica; dismesse, furono messe in sicurezza e sono ora visitabili.

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Nel comune di Berceto sono presenti anche i resti di altre due fortificazioni medievali. Uno è il Castello di Roccaprebalza e l’altro è il Castello di Pietramogolana. Ridotti ormai a dei ruderi che si ergono dalla roccia, le due fortezze testimoniano l’importanza dell’area, quale punto di snodo commerciale e di comunicazione.

Spunti videoludici

Berceto fu per secoli punto di passaggio e ristoro per i pellegrini: ancora al giorno d’oggi è tappa obbligatoria per chi si avventura lungo la Via Francigena. Nel borgo si respira ancora lo spirito dei viaggiatori che ne hanno percorso le strette vie lastricate. Berceto può essere una sorta di archetipo dell’insediamento sicuro, del luogo dove rifocillarsi e, in un’ottica videoludica, dove salvare la partita e fare incetta di pozioni curative.

La leggenda di San Moderanno ammanta Berceto di mistero e spiritualità. Sebbene abbondino le motivazioni storiche che spieghino il trasferimento del vescovo di Rennes nel parmense, ci si può lo stesso lasciar trasportare dalla fantasia. Che cosa trasportava realmente Moderanno? Le reliquie di San Remigio avevano davvero il potere di far crescere smisuratamente le piante? É questo il motivo che spinse Liutprando e Moderanno a creare un luogo di culto che le custodisse? I resti di San Remigio possono facilmente diventare ispirazione per un oggetto magico legato alle forze della natura e delle piante, dai poteri così sorprendenti da dover essere costantemente sorvegliati e preservati.

La vicenda del ritrovamento del calice di vetro in San Moderanno è forse la storia più misteriosa di Berceto. Sebbene il calice risalga certamente ai secoli posteriori la nascita di Cristo, non serve un grande sforzo per legare l’oggetto, custodito da un misterioso monaco, alla leggenda del Santo Graal. Berceto fu a lungo luogo di passaggio di pellegrini, che dalla Francia discendevano in Italia. È possibile che la santa coppa venne trasportata dalla Bretagna all’Italia proprio lungo la Via Francigena, in un luogo più sicuro e riservato? È una coincidenza che la decorazione del Duomo rappresenti la raccolta del sangue di Cristo sgorgante dal costato? La vicenda del calice in vetro di Berceto può dunque ispirare una storia legata alla leggenda del Graal, mescolandola con la storia della Francigena e dei suoi pellegrini.

Il comune di Berceto offre incredibili scorci e in pochi chilometri è possibile visitare un borgo medievale, le rovine di tre castelli, un Duomo dalla storia secolare e persino delle miniere abbandonate. Il borgo parmense può ispirare l’ambientazione per un livello di un gioco esplorativo, la mappa di uno sparatutto dalle tinte storico-paranormali o un’area ricca di quests per un GDR fantasy.

[Bibliografia]

– Bertozzi G., Berceto. Il Duomo, un paese e il suo territorio, Parma, 2009;
– Meucci G., “Il calice vitreo di Berceto: ipotesi su un caso “fortunato” , in Archivio Storico per le Province Parmensi, LV, 2003,pp. 157-167.

[Sitografia]

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