Descrizione
Il Battistero di Parma, situato nel centro storico della città emiliana accanto al duomo e caratterizzato, come molti altri battisteri medievali, da una struttura ottagonale, è di elevata altezza tanto da farlo somigliare quasi ad una torre tronca; l’esterno, decorato in marmo rosa di Verona, è articolato con un alternarsi di elementi architettonici con pieni e vuoti che ritmano le facciate con luci e ombre.
Tre portali strombati con arco a tutto sesto consentono l’accesso all’interno che lascia stupefatti e si mostra con splendidi affreschi che adornano sia la cupola che le nicchie laterali; l’interno, slanciato verso l’alto da 16 costoloni che dividono l’ambiente in 16 arcate raddoppiando l’ottagono della forma, attira lo sguardo verso il centro della cupola ad ogiva.
Al centro del Battistero si trova il grande fonte battesimale risalente al XIII secolo costituito da due vasche una dentro l’altra: una più grande esterna, anch’essa ottagonale, dove avveniva il battesimo per immersione e una più piccola centrale a forma di quadrifoglio (richiamo alla croce) dove stavano i celebranti.
Focus narrativi
La
forma ottagonale del Battistero di Parma, come quella di molti altri battisteri, risale a quello che per secoli è stato il prototipo di Battistero: quello lateranense di Roma del IV secolo.
L’ottagono non è solo la figura simbolo della perfezione che fa da ponte tra il cielo (il cerchio) e la terra (il quadrato) ma ha un
rimando biblico e cristologico: narra la Genesi che dopo i sei giorni della creazione e dopo il settimo di riposo, il sabato, fu di nuovo il primo giorno, la domenica, che in un’ottica cristiana rappresenta quindi la nuova creazione cominciata con la resurrezione di Cristo.
Sant’Ambrogio stesso afferma: “era giusto che l’aula del Sacro Battistero avesse otto lati, perché ai popoli venne concessa la vera salvezza quando, all’alba dell’ottavo giorno, Cristo risorse dalla morte”.
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Lungo le otto pareti esterne del Battistero, al livello inferiore del paramento marmoreo, si srotola, quasi come un fregio, lo
zooforo, quello che lo storico Le Goff ha definito come: “una delle più straordinarie enciclopedie zoologico-morali di tutta la scultura medievale”.
Si tratta di 75 formelle scolpite dall’Antelami stesso e dalla sua bottega a bassorilievo che rappresentano quasi un giardino zoologico,
un bestiario, composto da animali sia reali che fantastici mostrando a chi le guarda e non sapeva leggere le loro peculiarità da prendere come esempio e da cui trarre insegnamento.
Tra le formelle che sicuramente attirano l’attenzione di chi guarda ci sono quelle associate ad
animali fantastici come sirene, liocorni, un’idra a sette teste, una creatura con le ali e il corpo da serpente; immancabile anche il basilisco con zampe e testa di gallo e il corpo di drago.
Partendo dalla porta sud e girando in senso orario intorno al Battistero l’ultima formella che si incontra è quella del veltro, un cane da caccia simile al levriero; nel Medioevo il veltro rappresentava un’azione di riforma che ripristinava l’ordine e la moralità.
Celebre in tal senso è la “profezia di Dante” contenuta nel I canto dell’Inferno:
Molti son li animali a cui s’ammoglia
e più saranno ancora, infin che’l veltro
verrà, che la farà morir con doglia
(Inf. I, v. 100-103)
Dante, riferendosi alla lupa (di cui parlava nei versi precedenti) che rappresenta l’avidità, afferma che il veltro, che forse simboleggia per il Sommo Poeta una carica (il Papa o l’Imperatore) o anche un personaggio reale (Cangrande della Scala o Uguccione della Faggiuola), la ucciderà con dolore.
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Particolarmente ricca di simbologie è la decorazione della lunetta del portale meridionale, il
portale del Battista: si tratta molto probabilmente della prima rappresentazione in tutto l’Occidente della leggenda buddista cristianizzata di Barlaam e Iosafat molto conosciuta nell’XI secolo.
La storia del principe indiano Iosafat, convertito al cristianesimo dall’eremita Barlaam, ricalca la vicenda della conversione del Buddha, conosciuta e diffusa dai cristiani dell’Iran e dell’Asia centrale, e divenne così popolare nell’età medievale che Barlaam e Iosafat erano addirittura venerati come santi.
Al centro della lunetta è rappresentato un uomo che si arrampica su un albero per raggiungere un favo di miele, simbolo del godimento delle dolcezze terrene mentre un drago (il male o la morte) lo minaccia lanciando fiamme; due roditori che rosicchiano l’albero alla radice e il sole e la luna, alla guida di due carri, sono allegorie del tempo che trascorre inesorabile.
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Il Battistero di Parma fa parte del “Patrimonio astronomico mondiale” una lista di siti, monumenti, strumenti e manufatti sia moderni che antichi che l’Unesco, assieme con l’Unione astronomica internazionale (Iau), ha individuato in tutto il mondo; il Battistero si trova così assieme al complesso di Stonehenge, alle Piramidi di Giza, al Pantheon di Roma, al disco di Nebra e a diversi
osservatori astronomici contemporanei tra i siti che storicamente sono importanti per l’astronomia.
Secondo alcuni recenti studi infatti il capolavoro dell’Antelami è in stretta connessione con il cielo, il ciclo dei mesi e il trascorrere del tempo; l’asse principale del Battistero per esempio indica il sorgere del sole il 2 febbraio, festa della Purificazione della Vergine Maria e alla Madonna, non solo a San Giovanni Battista, è dedicato l’edificio. Nella festa poi di San Giovanni Battista (24 giugno) il fonte battesimale centrale è illuminato da un raggio di sole mentre durante il periodo pasquale, quando nell’antichità venivano celebrati i battesimi dei catecumeni, un raggio di luce colpisce il dipinto del Battesimo di Gesù nel fiume Giordano sulla cupola. La statua della primavera inoltre segnala il punto cardinale est nella posizione esatta in cui sorge il sole il 21 marzo, equinozio di primavera.
Le 16 grandi stelle dorate della cupola infine contrapposte ad altrettante stelle nere che non si ritrovano in nessun’altra rappresentazione potrebbero rappresentare un particolare fenomeno astronomico visibile in cielo negli anni della costruzione del Battistero.
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Sulla parete esterna del Battistero, in un punto in cui il sole non batte quasi mai, si può notare una macchia che assomiglia all’
impronta di un piede, quasi il segno di una pedata: la leggenda vuole che sia l’impronta del
diavolo che cercò con un calcio di distruggere il Battistero perché ne invidiava la bellezza.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Castelnuovo E., Migliori N.,
Lo zooforo del battistero di Parma, Parma, Terra incognita 2008.
- Frugoni C.,
Il battistero di Parma: guida a una lettura iconografica, Torino, Einaudi, 2007.
- Mendogni P.P.,
Il Battistero di Parma: arte, storia, iconografia, Parma, PPS, 1996.
- Molinari L., L’Unesco: “Il grande valore astronomico del Battistero”, in
Gazzetta di Parma, 8 gennaio 2013, p. 12.
- Mutti C.,
Il linguaggio segreto dell’Antelami, Parma, All’insegna del Veltro, 2014.
- Schianchi G. (a cura di),
Il Battistero di Parma: iconografia, iconologia, fonti letterarie, Milano, VP, 1999.
[Sitografia]
Piazza del Duomo di Parma
Turismo Parma
Heritage of Astronomy
[Scheda Film Commission]
Emilia-Romagna Film Commission