Descrizione
10Assisi si presenta in posizione rialzata rispetto alla valle umbra settentrionale, al centro della regione a una distanza di 26 km da Perugia. All’interno di questo splendido e storico borgo l’attrazione principale è la Basilica di San Francesco, dove sono custoditi le spoglie del santo. La prima pietra, infatti, venne posta l’indomani della canonizzazione di San Francesco, nel luogo dove si eseguivano le esecuzioni capitali e venivano seppelliti i malfattori. Si dice, secondo la tradizione, che fu lo stesso Francesco in punto di morte a indicare ai compagni il luogo per la sua sepoltura. La prima pietra venne posta dal pontefice Gregorio IX due anni dopo la sua morte. La Basilica è formata da due chiese sovrapposte, una inferiore e una superiore, legate a due fasi costruttive precise. Si trova nella parte più a nord di Assisi
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Focus narrativi
Nella
Basilica superiore si nota una forte differenza fra l’esterno e l’interno: la prima parte è caratterizzata da un’architettura romanica con qualche elemento gotico. All’interno invece prevalgono le forme gotiche, vivacemente compensate dalla forte policromia degli affreschi. La navata è divisa in quattro campate con transetto e abside e presenta una copertura con volte a crociera. I grandi finestroni gotici permettono un’illuminazione naturale molto funzionale alla vita dei monaci, insieme alla luce che entra dal rosone della facciata. I primi affreschi vennero commissionati a Cimabue, uno dei migliori pittori in quel periodo storico, se non il migliore. Il ciclo delle pareti si legge iniziando dall’abside, dove si trovano storie riguardanti la Vergine Maria: l’annunciazione, la natività, il trapasso, la Vergine dormiente, l’Assunzione e infine cristo con la Vergine. Nei due transetti si trovano le due famose crocifissioni di Cimabue, insieme a storie dei santi e dell’Apocalisse. I lavori non furono compiuti da Cimabue in maniera autonoma, ma fu affiancato dagli artisti della sua bottega e da altri maestri pittori. Capolavoro del ciclo di Cimabue è la Crocifissione nel transetto a sinistra. Nonostante lo stato in cui si ritrova, è comunque forte il sentimento che suscita l’opera, soprattutto grazie alla rappresentazione scenica: Gesù Cristo in croce divide da una parta i Filistei, suoi oppositori, e dall’altra gli uomini dolenti, fra cui Maria. Dopo il transetto e il ciclo pittorico di Cimabue, vennero dipinte le Storie dell’Antico testamento, nella fascia più alta vicino alle finestre. Vennero ingaggiati pittori romani, fra cui figurano Jacopo Torriti e Filippo Rusuti, insieme ad altri pittori locali.
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Alla
Basilica inferiore si accede passando tramite un portale comporto da un arco sorretto a due colonne con un attico decorato da mosaici. È sormontato da un rosone, preceduto da un protiro. L’interno è a navata unica con cinque campate, coperte da arcate con volte a crociera costolonate. Qui, come nella Basilica superiore, è presente un equilibrio fra lo stile gotico e la struttura prettamente romanica. L’interno denuncia in maniera evidente la funzione di sostegno per la chiesa superiore, visti i pilastri corti e possenti, le basse volte costolonate e gli archi impostati praticamente ad altezza uomo. L’ambiente in generale è austero, oscuro e dominato dalla massa muraria romanica. Non a caso, la parte inferiore del complesso era pensata per custodire la spoglia del santo. Sull’unica navata si affacciano delle cappelle, alcune famose per i cicli di affreschi. Nella prima campata si trovano due grandiose tombe gotiche divise da un pulpito dalla base duecentesca. Di fronte si trova la cappella di Santa Caterina decorata da un ciclo di affreschi del pittore bolognese Andrea Bartoli. Nella navata, invece, sono presenti resti di affreschi con scene della Passione di Cristo e Storie della vita di San Francesco. Sulla parete a sinistra quasi in fondo, invece, si trova un affresco raffigurante l’incoronazione della Vergine di Puccio Capanna. A metà della navata si può scendere nella Cripta dove dietro l’altare si trovano le spoglie del santo all’interno di un’urna. Sempre all’interno della chiesa inferiore, la cappella della Maddalena conserva affreschi rappresentanti storie della Maddalena e dei Santi, attribuiti sempre alla bottega di Giotto. Nella prima cappella sinistra si trovano gli episodi della Vita di San Martino e nella crociera altri affreschi attribuiti agli aiutanti di Giotto. Nella cappella finale, di San Nicola, sono presenti affreschi di scola giottesca e in una nicchia sopra l’altare il monumento funebre di Giovanni Gaetano Orsini è opera gotica di un ignoto maestro umbro.
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Il
ciclo delle vite di San Francesco nella Cappella Superiore è uno degli spettacoli artistici più impressionanti forse a livello nazionale. Comunemente questo ciclo pittorico viene attribuito all’arte di Giotto, anche se questa teoria è stata messa in discussione diverse volte per molteplici motivi. In ogni caso, le scene furono sicuramente dipinte a più mani visto che presentano chiaramente diversi livelli di qualità esecutiva. Comunque sia, a livello stilistico il ciclo delle storie francescane porta varie innovazioni formali e artistiche che evidenziano un cambiamento forte riguardo alla percezione che l’artista ha di sé stesso e della propria immagine. Rispetto a Cimabue le scene si svolgono in spazi tridimensionali con un’impostazione architettonica prospettica, paesaggi naturali e un sapiente uso del chiaroscuro dando la possibilità ai personaggi di esprimersi nella scena in tutta la loro fisicità. Il ciclo nella sua interezza riporta 28 scene della vita di San Francesco, comprendenti sia avvenimenti veri sia le leggende che circondano la vita del santo. Fra i momenti più importanti vanno sicuramente ricordati la rinuncia ai beni di Francesco, atto che aprì le porte verso il suo cammino alla ricerca di Dio. Famosissima, infatti, è l’immagine del vescovo di Assisi che circonda il corpo di San Francesco per proteggerne la nudità, visto che in un atto simbolico aveva restituito al padre sia i soldi rubati per riparare una chiesa, sia i vestiti che lo collegavano alla vita mondana. Altri momenti straordinari della vita del santo possono essere la prova del fuoco superata davanti al Sultano di Babilonia, la predica agli uccelli, che ricalca ancora una volta la figura di San Francesco capace di parlare agli animali, e inevitabilmente le stimmate, ottenute sul monte della Verna. La vita di San Francesco è un capolavoro della storia dell’arte e anche da un punto di vista storico e narrativo il personaggio rappresenta una storia meravigliosa degna di essere vista o raccontata a più riprese.
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Accanto alla Basilica sorge anche il
Sacro Convento, che costituiva il lato nord della Basilica. Era uno spazio creato per ospitare i frati e, nell’occasione, anche il Pontefice. Fu con tutta probabilità fatto aggiungere da Innocenzo IV e non da papa Gregorio IX. All’interno, il chiostro di Sisto IV presenta le classiche finestrelle romaniche su entrambi gli ordini ma, in generale, il Convento non presenta gli elementi artistici incredibili che si trovano all’interno della Basilica. Si vede benissimo come questo elemento architettonico abbia come unico fine l’ospitalità dell’ordine dei frati. Un elemento però molto importante di questo complesso è la Biblioteca del Sacro convento, costituitasi solo dopo due anni l’inizio della costruzione della Basilica. Fu fin da subito una biblioteca funzionale alla comunità francescana e si è quasi unanimi nell’affermare che nel Sacro Convento fu attivo uno scriptorium che realizzò manoscritti liturgici e omiletici destinati al culto e all’attività pastorale e, nel contempo, custodiva manoscritti filosofici, teologici e biblici destinati allo studio. In questo momento la biblioteca del Sacro Convento contiene oltre 150.000 volumi, di cui 27 sono manoscritti medievali molto preziosi, insieme a 709 codici medievali e 304 manoscritti moderni.
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Nella Basilica inferiore, a metà della navata centrale attraverso due rampe si trova una scala che porta alla
cripta dove è custodito il corpo del Santo. Questo luogo è probabilmente il più autentico e santo della Basilica, in quanto completamente spogliato da capolavori artistici e meno decorato, in continuità con la visione di San Francesco e probabilmente anche i suoi desideri. La tomba venne scoperta all’inizio del XIX secolo, sotto tre lastre di travertino, e successivamente si scavò in questo ambiente portando alla luce la cripta. La tomba è composta da quattro muri rozzi che contengono un’urna di pietra rinchiusa da sbarre tra due griglie di ferro. Agli angoli, entro nicchie chiuse da frate, si trovano le tombe dei compagni a Francesco più legati: frate Leone, frate Rufino, frate Masseo e frate Angelo.